La calce
Anche la calce (idraulica ed aerea)
appartiene al gruppo dei materiali "base" della bioedilizia. Possiede infatti
ottime qualità biologiche, diffusa reperibilità, basso contenuto energetico in fase
produttiva. Viene usata come Iegante per malte e intonaci e come componente per pitture.
In entrambi i casi garantisce alle murature trattate ottime doti di traspirabilità;
La calce eminentemente idraulica (silicato
di calcio, silicato bicalcico), quando non è frutto di trasformazioni industriali del
cemento ma è di origine naturale così come la conoscevano i romani ai tempi delle loro
grandi opere di ingegneria, può molto spesso sostituire il cemento nei massetti, nei
sottofondi, negli intonaci rustici garantendo a queste opere maggiore traspirabilità,
assorbenza, coibenza, doti fondamentali soprattutto negli intonaci per garantire
regolazione termoigrometrica e quindi condizioni microclimatiche interne positive ed
equilibrate.
Il grassello di calce o calce spenta
(idrato di calcio) è invece il materiale base per i lavori di finitura e soprattutto per
gli intonaci dove garantisce in modo coerente il completamento del pacchetto di muratura
secondo i criteri già esposti ovvero quelli della regolazione termoigrometrica e della
traspirabilità e insieme risultati estetici, nelle innumerevoli varianti di grande pregio
offerte dalla tradizione costruttiva regionale italiana.
Il gesso
Il gesso naturale, da non confondere con
il gesso chimico che lha progressivamente sostituito nei cantieri, ha buone
caratteristiche dal punto di vista bioedile ed è quindi consigliabile per interventi di
alto valore decorativo nelle finiture dinterni.
Pitture, vernici, collanti
I materiali per il trattamento e la
finitura superficiale di legno, intonaco, ferro così come i prodotti per
lincollaggio sono in genere i più dipendenti dallindustria petrolchimica.
Oggi in questo settore produttivo vengono utilizzate circa 40.000 sostanze chimiche
diverse che molto spesso vengono introdotte sul mercato senza una analisi attenta del loro
grado di tossicità per gli esseri viventi e del loro impatto ambientale. Le conseguenze
sono evidenti per quanto riguarda lenorme impatto ambientale di questo particolare
settore produttivo. Meno evidente è stata fino a pochi anni fa la pericolosità dei
materiali di derivazione petrolchimica per la vivibilità degli ambienti chiusi dove anche
livelli molto bassi di cessione di composti pericolosi da parte di ogni singolo materiale
determina per sinergia una miscela preoccupante per la salute.
In questo settore la bioedilizia propone
il ritorno a materie prime collaudate dalluomo in centinaia e a volte in migliaia di
anni di uso reinventate attraverso un aggiornamento tecnologico, quello della cosiddetta
chimica dolce, rispettoso delluomo e dellambiente. Le materie prime utilizzate
dalle ditte produttrici di materiali bioedili sono poche (circa 150) sempre dichiarate
secondo una sorta di codice etico che richiede la massima trasparenza sulla biografia del
prodotto e sono; resine vegetali (dammar, pino, lance, colofonia ecc.), oli vegetali
(lino, tung, cartamo, soia, germe di mais ecc.), cere vegetali (carnauba, candelilla, del
Giappone ecc.), gomme e colle vegetali (dragonite, gomma arabica, lattice di gomma ecc.),
spiriti vegetali (oli essenziali di agrumi, olio di rosmarino, alcool ), coloranti
vegetali (reseda, indaco, alizanina, catecù, campeggio, verzino) prodotti di origine
animale (cera dapi, gommalacca, coccinigiia, caseina ecc.), sostanze minerali
naturali e elaborate (gesso, talco, ocra, terre coloranti, farina fossile, bianco di
titanio, borace ecc.).
(cfr. - Giancarlo Allen -
Tratto dal dal Bollettino ANAB n.5/98)