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Architettura Naturale

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Architettura Bioclimatica

Il Clima Effetti del Sole Sfruttamento della luce
Evaporazione Massa termica Orientamento dell'edificio
Finestrature Schermature Vegetazione ed architettura
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Vegetazione ed ambiente costruito

L’architettura bioclimatica ha recuperato l’importanza di un corretto uso del verde, al fine di ridurre i consumi energetici per il mantenimento delle condizioni di comfort negli ambienti. In particolare, un accorto impiego del verde consente di ridurre i consumi energetici per il riscaldamento degli ambienti del 10-20% e quelli per la climatizzazione estiva del 20-50%.

L'architettura solare verde nei progetti di LogID

Negli ultimi anni, poi, le preoccupazioni per gli effetti sul clima della produzione antropica dei gas-serra, hanno evidenziato il ruolo della riforestazione urbana tra le strategie di contenimento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera.

Le relazioni energetiche tra verde ed ambiente costruito

La presenza di essenze vegetali in prossimità di un edificio incide sulle interazioni energetiche tra questo e l’ambiente esterno, principalmente in quattro modi:

  1. parziale intercettamento della radiazione solare e quindi riduzione del flusso incidente sulle superfici esterne dell’edificio; la percentuale di ostruzione ai raggi solari dipende dalla specie vegetale, dall’età della pianta, dal suo posizionamento, dal periodo dell’anno (una specie decidua intercetta d’inverno comunque il 20-50% della radiazione solare);

  2. processo di evapotraspirazione: le foglie colpite dai raggi solari cedono acqua sottraendo calore all’aria circostante che si raffredda; il livello di frigorie generate in tal modo può essere notevole (si calcola che un albero con folta chioma abbia, in un clima caldo-secco, un effetto rinfrescante paragonabile a quello di cinque impianti di aria condizionata da finestra), ma si disperde rapidamente nell’ambiente circostante a meno che l’area verde sia sufficientemente estesa, nel qual caso l’abbassamento di temperatura può essere marcato (fino a 6-7 0C);

  3. alterazione della velocità dell’aria: nella zona sottovento si crea una turbolenza, con una riduzione della velocità del vento legata alla permeabilità (rapporto tra la superficie dei vuoti e quella della sezione intercettata dal vento) degli elementi frangivento; la riduzione massima delle infiltrazioni in edifici posti dietro barriere vegetali si ha quando la distanza tra le piante ed il manufatto è pari a 1-2 volte l’altezza delle piante stesse; la presenza di vaste aree alberate può ridurre la velocità dei flussi d’aria fino al 50%; questa minore intensità del vento è certamente benefica nelle condizioni invernali, in quanto riduce le infiltrazioni d’aria negli ambienti interni; d’estate può invece rappresentare un elemento limitativo nei casi in cui si voglia raffreddare l’edificio con la ventilazione naturale (un posizionamento accorto delle piante può invece favorire i flussi d’aria estivi creando un effetto Venturi);

  4. infine vanno valutate le modifiche degli scambi radiativi ad onde lunghe tra le superfici degli edifici e l’ambiente esterno. Anche in questo caso si è in presenza di fattori positivi, determinati dal fatto che l’edificio "vede" le superfici degli alberi a temperature inferiori rispetto al terreno soleggiato, e di elementi negativi legati al minore scambio nell’infrarosso con il cielo di pareti e tetto, parzialmente coperti da alberature.

L’efficacia dei vari fenomeni è fortemente variabile in relazione alle condizioni climatiche, alle caratteristiche degli edifici e della vegetazione. Complessivamente, comunque, il miglioramento delle condizioni di comfort estivo ed invernale e la riduzione dei consumi energetici degli impianti di climatizzazione possono risultare molto significativi.

Efficacia energetica del verde

Non esiste una vasta casistica di misure sperimentali sugli impatti legati alla presenza di verde attorno agli edifici, ma quanto fino ad oggi raccolto permette di evidenziare interessanti risultati in termini quantitativi e di validare modelli di simulazione utilizzabili per comprendere le variazioni dei consumi in relazione ad una serie di parametri (clima, caratteristiche degli edifici, posizionamento ed intensità dell’ombreggiamento vegetale...).

Abbassamento della temperatura delle pareti degli edifici

Una superficie al sole può raggiungere valori di temperatura 15-20 0C più elevati rispetto ad una ombreggiata dal verde.

Riduzione della velocità del vento

L’indice di infiltrazione varia al variare della distanza tra l’edificio e diversi tipi di barriera vegetale: la protezione più elevata si ha con barriere dense poste ad una distanza pari a due volte l’altezza degli alberi. Considerando che le infiltrazioni d’aria per un edificio medio rappresentano il 25-35% del carico termico invernale e che un buon posizionamento degli elementi frangivento può dimezzare le infiltrazioni d’aria, il risparmio energetico massimo ottenibile è dell’ordine del 10-20%.

Misure di riduzione dei flussi entranti e dei consumi energetici

Sono state anche effettuate misure per valutare, direttamente o indirettamente, i risparmi energetici legati alla presenza di alberature. Faremo qui riferimento alle ricerche effettuate in vari paesi con climi diversi.

I risparmi elettrici per il condizionamento estivo misurati (o le riduzioni dei flussi termici entranti degli edifici) variano tra il 25% e l’80%.

Va sottolineato che la comparazione tra i vari casi è resa difficile dalla diversità dei sistemi di monitoraggio, dei climi, delle alberature utilizzate e delle tipologie edilizie.

Questo spiega come mai siano state rilevate forti differenze nei risparmi energetici.

Un altro studio ha monitorato gli stessi edifici monofamiliari, prima in assenza di alberi e successivamente con le facciate sud e ovest completamente ombreggiate da 16 piante (8 grandi e 8 piccole). Entrambi gli edifici hanno fatto riscontrare nel clima di Sacramento (California) una riduzione dei consumi estivi di condizionamento del 29% e della potenza di punta del 22%. La velocità del vento si è ridotta deI 13-16%, mentre le temperature delle pareti ombreggiate hanno raggiunto valori di 10-25 0C inferiori rispetto a quelle soleggiate.

Evapotraspirazione

L’effetto legato all’evapotraspirazione può essere misurato indirettamente attraverso la riduzione di temperatura in presenza di aree verdi.

All’interno di un parco o di una cintura verde si possono avere abbassamenti di 2-3 0C (ma si sono registrate riduzioni anche di 6-7 0C), e l’effetto rinfrescante si può sentire anche nelle zone circostanti sottovento.

In misure rilevate nei dintorni di un’area verde a Davis in California si è riscontrata una riduzione della temperatura fino a distanze pari a 5 volte l’altezza delle piante.

Gli effetti microclimatici su scala urbana

La crescita dei centri urbani ha comportato dei notevoli effetti a livello microclimatico, con un innalzamento della temperatura dell’aria proporzionale alla ampiezza dell’area costruita, che può raggiungere i 2-5 0C nei confronti del territorio circostante. Questo fenomeno definito "isola di calore urbana" aumenta il disagio estivo dei cittadini e favorisce la formazione di smog e di inquinanti atmosferici (in particolare aumentando la concentrazione di ozono).

L’innalzamento della temperatura comporta inoltre un incremento dei consumi elettrici per la climatizzazione degli ambienti. Questo impatto è particolarmente rilevante nelle città in cui la climatizzazione estiva è molto diffusa. Ad esempio a Los Angeles, dove l’espansione della metropoli ha fatto registrare un incremento di 3 0C rispetto al 1940, la modifica del microclima comporta un aumento della potenza di punta della domanda elettrica di 1500 MW, equivalente alla potenza di 1,5 centrali elettriche di grandi dimensioni (cioè un incremento di 500 MW per ogni grado in più della temperatura dell’aria). In Italia, è stato calcolato che la diffusione della climatizzazione estiva potrebbe comportare nei prossimi 30 anni un incremento della richiesta di potenza sulla rete di 3000 MW per ogni aumento di 0C.

Il verde urbano agisce in controtendenza rispetto a queste variazioni del microclima. La presenza di zone verdi nelle città contribuisce, infatti, attraverso il fenomeno dell’evapotraspirazione, a ridurre la temperatura dell’aria. L’abbassamento di temperatura cresce in maniera non lineare all’aumentare della superficie a verde di una città. Con una copertura alberata pari ad un terzo della superficie urbana si ottiene circa il 60% della riduzione massima della temperatura legata al verde. Il verde urbano tende inoltre a ridurre la velocità del vento, con un effetto positivo nei mesi invernali e potenzialmente negativo d’estate (minore raffreddamento notturno degli ambienti).

In quartieri residenziali statunitensi, in presenza di un incremento del 10% della copertura verde, è stata misurata una riduzione del 10-20% della velocità media del vento.

Programmi di riforestazione urbana hanno portato a modifiche interessanti del microclima. Per esempio, nella città cinese di Nanchino, dove nel dopoguerra sono stati piantati 34 milioni di alberi, le temperature medie estive si sono ridotte di 2,5 0C. A Los Angeles, in occasione delle Olimpiadi del 1984 venne piantato un milione di alberi. La città di Tucson, in Arizona, sta attuando un programma di piantumazione di mezzo milione di alberi per mitigare il clima desertico (è stato stimato un possibile risparmio annuo di poco meno di 300 kWh per pianta, per quattro quinti dovuti alla riduzione di temperatura legata ai processi di evapotraspirazione).

Verde ed effetto serra

Il verde urbano ha acquisito un’importanza particolare negli ultimi anni, al crescere delle preoccupazioni della comunità scientifica internazionale sulle possibili alterazioni climatiche dovute alla immissione di gas di serra nell’atmosfera.

Secondo gli scenari elaborati dall’IPCC, l’organismo delle Nazioni Unite che ha fornito le basi per la predisposizione di una convenzione mondiale sul clima, nel corso del prossimo secolo — se non verrà attivata un strategia di riduzione dei gas climalteranti (ad iniziare dall’anidride carbonica prodotta dalla conversione dei combustibili fossili) — si avrà un incremento della temperatura media del pianeta compreso tra i 2 ed i 5 0C, con effetti collaterali estremamente allarmanti (siccità, alluvioni, innalzamento del livello del mare...).

In questo contesto l’estensione della superficie alberata nelle città assolve ad un doppio compito. Da un lato la crescita delle piante comporta un’accumulazione di carbonio sottratto all’aria grazie al processo di fotosintesi clorofilliana: una pianta assorbe in media 4-6 kg di carbonio (equivalenti a 15-22 kg di anidride carbonica) l’anno. Dall’altro può contribuire alla riduzione dei consumi energetici — invernali e, soprattutto, estivi — nel settore civile, evitando l’immissione in atmosfera di anidride carbonica (in Italia circa 600 grammi per ogni kWh prodotto). Questo secondo effetto è generalmente maggiore di quello legato all’accumulo di carbonio durante la crescita delle piante.

Va sottolineato inoltre che la rapida diffusione anche nel nostro paese dell’uso dell’aria condizionata, dovuta al miglioramento del livello del benessere e alla scarsa qualità degli edifici realizzati nel dopoguerra, comporta oltre ad un aumento dei consumi elettrici, anche una crescita della richiesta di potenza sulla rete, tanto che la punta della domanda estiva sta raggiungendo quella invernale (in alcune situazioni l’ha già superata). Ciò accresce l’importanza della efficacia del verde urbano nel ridurre, oltre ai consumi di elettricità, anche la potenza richiesta sulla rete. In presenza di un picco di potenza nei mesi estivi (come è il caso di molte regioni degli Stati Uniti e come sta per accadere in Italia), ogni riduzione di potenza richiesta sulla rete si riflette infatti in una minor necessità di centrali da installare.

In termini quantitativi è stato calcolato che la piantumazione di 100 milioni di alberi nelle città statunitensi potrebbe consentire di ridurre di 22 miliardi di kWh i consumi elettrici ed evitare l’emissione in atmosfera di 15 milioni di tonnellate di anidride carbonica (12).

Poiché si stima che per gli Usa l’efficienza nella riduzione delle emissioni di CO2 sia 15 volte superiore alla capacità di assorbire carbonio di un albero piantato in una foresta, un programma di riforestazione urbana come quello indicato equivale, dal punto di vista dei gas di serra, alla piantumazione di un miliardo e mezzo di alberi con un incremento della superficie forestale di 1,5 milioni di ettari.

Valutazioni effettuate nel contesto italiano indicano un’efficacia inferiore delle alberature cittadine (accumulo 3-10 volte maggiore rispetto al caso di alberi piantati in campagna), a causa del diverso mix di centrali elettriche, della differente composizione del parco edilizio e della minore diffusione dell’aria condizionata che si registrano nel nostro paese. Il contributo in termini di riduzione delle emissioni di anidride carbonica è comunque limitato. In uno studio effettuato per conto del Comune di Bologna, si è valutato che l’aumento del verde urbano previsto per il 2005 potrebbe contribuire a ridurre le emissioni di CO2 per meno dell’l%.

Il possibile ruolo delle amministrazioni locali e delle municipalizzate

I Comuni possono svolgere un ruolo importante per un utilizzo corretto del verde urbano sia in fase progettuale (adeguando strumenti quali i Piani Regolatori e i regolamenti edilizi), sia in fase gestionale. Un’azione incisiva può essere svolta anche dalle aziende municipalizzate dell’energia, come dimostrano alcune esperienze straniere.

Negli Stati Uniti, in particolare, nel corso dell’ultimo decennio si sono diffuse le politiche di risparmio energetico attraverso un controllo della domanda (Demand Side Management), con una crescente attenzione anche all’impiego del verde urbano.

L’esperienza più significativa riguarda l’azienda municipalizzata della capitale della California, la Sacramento Municipal Utility District, che ha lanciato lo Shade Tree Program con l’obiettivo di piantare mezzo milione di alberi entro il 2000 (tra il 1990 ed il 1994 sono già state distribuite 160.000 piante). Il programma prevede l’offerta di 38 specie diverse, tutte resistenti alla siccità, con un’attenzione alla salvaguardia della biodiversità (nessuna essenza supera il 15% del totale piantato ogni anno). La compagnia elettrica, che ha coinvolto in questa iniziativa l’associazione ambientalista Sacramento Tree Foundation, investe annualmente un milione di dollari nella campagna. Ogni anno vengono distribuiti in media 3,5 alberi per abitazione alle 15-20 mila utenze.

Programmi analoghi sono stati attivati nelle città statunitensi di Anheim, San Diego e Tucson. Circa 70 compagnie elettriche negli Usa hanno sottoscntto il Tree Power Program promosso dalla American Public Power Association e si impegnano a diffondere il verde urbano nelle forme più diverse (che vanno fino allo sconto di 10 $, praticato dal Virginia Electric Department, sulla bolletta degli utenti della città di Manasas che piantano un albero vicino alla propria casa).

In termini economici, il costo dell’energia risparmiata attraverso l’impiego della vegetazione è stato stimato negli Stati Uniti pari a 15 lire al kWh, mentre il costo dell’anidride carbonica non emessa è stato valutato in 12 lire al kg. Un albero posizionato in maniera accorta e ben mantenuto consente quindi di ripagare economicamente l’investimento (dilazionando la costruzione di nuovi impianti elettrici per coprire la domanda di punta estiva) e questo è il motivo dell’interesse delle compagnie elettriche. È stato inoltre calcolato che, a parte gli aspetti energetici, gli effetti estetici, acustici, di depurazione dell’aria e di capacità di assorbimento dell’acqua da parte del verde urbano hanno un valore economico di 2-3 volte superiore al costo legato alle operazioni di piantumazione e manutenzione.

Conclusioni

L’efficacia della vegetazione nel quadro di una strategia di difesa ecologica locale e planetaria deve indurre ad una diversa e più attenta considerazione del verde urbano, sia nell’ambito degli strumenti urbanistici (piano regolatore, regolamento edilizio) che della progettazione dei singoli edifici. La rapida diffusione degli impianti di climatizzazione estiva anche nel nostro Paese pone con particolare urgenza la necessità di una progettazione della nuova edilizia secondo principi bioclimatici, ricorrendo anche ad un accorto ruolo della vegetazione per garantire migliori condizioni di confortevolezza negli ambienti ed un ricorso minimo alle fonti energetiche convenzionali.

Un ruolo particolare può essere svolto dagli enti locali e, in maniera innovativa, dalle aziende municipalizzate.

(Tratto da: Gianni Silvestrini Istituto per ‘Edilizia ed il Risparmio Energetico del CNR, Palermo)

 

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